DOGEZA I Tried Asking While Kowtowing: Anime ep1

INTRODUZIONE
Oggi iniziamo il commento di una serie anime che ambigua è dire poco, talmente trash che in confronto Ishuzoku Reviewers sembra una cosa per famiglie.
Stiamo parlando di di Dogeza de Tanondemita.
La storia è composta da diversi mini episodi da pochi minuti l’uno e riprende le vicende della controparte manga ideata da Kazuki Funatsu.
Incredibile ma vero, l’originale è classificato come seinen.
(Vi parlerò meglio di cosa si intende per seinen e come funziona il sistema di classificazione delle fascie di età, nel riquadro delle “considerazioni” alla fine dell’articolo)
La versione anime invece, è diretta da Shinpei Nagai e prodotta dallo studio Adonero.
Si tratta di una commedia moooolto scema e molto sessuale che vede un ragazzo inginocchiarsi e ogni volta pregare una ragazza per farsi mostrare qualche parte del corpo.
Questo serve come espediente sia per parodizzare i vari stereotipi caratteriali (Tsundere, Yandere ecc.) sia per perculare i generi degli anime moderni (tra cui vedremo anche le rom-com e l’isekai).

(Alla fine trovate il link agli altri episodi)

Il tutto gira attorno al concetto del Dogeza.
(Il termine Dogeza, può essere considerato come l’equivalente giapponese del Kowtow cinese e consiste in una tradizionale forma di prostrazione.
Per effettuarlo, ci si inginocchia in direzione alla persona interessata, si piegano le baccia mantenendo i gomiti all’esterno e si china il capo fino quasi a toccare il terreno, può essere statico o muovendo la testa su e giù come una sorta di flessione.

Ad oggi negli anime e manga, questo gesto viene spesso usato durante le scenette comiche in segno di scuse o di richiesta)

COMINCIAMO
In realtà c’è ben poco da dire, per tutta la puntata vediamo solo un primo piano a mezzo busto.
la prima ragazza presa in considerazione è Gakesaka Minori, una giovane dai capelli rosso chiaro al suo primo anno di liceo.
(Classico carattere stereotipato da personaggio troppo gentile e timido, che si blocca quando è in imbarazzo)
Come altro personaggio abbiamo Doge Suwara, un ragazzo dello stesso liceo infatuato perso della compagna.
Sul tetto della scuola il giovane decide di fare la sua mossa seguendo il “brillante” principio secondo il quale, pregando, umiliandosi e abbandonando ogni forma di dignità, si riuscirà ad arrivare al punto di far abbastanza pena da ottenere ciò che si desidera.

Nel suo caso specifico, l’oggetto del suo desiderio sono le tette della compagna.
(Si, lo so, ho avuto anche io la stessa ventata di pensieri che vanno dal “cos’è sta merda?” al più classico “ma questo è ritardato?”)
Dopo qualche minuto di supplica, la ragazza, anche se imbarazzata dalla piattezza del suo davanzale, cede e pure di far smettere il ragazzo, mostra la sua mercanzia con tanto di bollino della censura a forma di omino che fa il dogeza.
(Boh, ok, fossi stato in lei l’avrei buttato di sotto dal tetto)

Ovviamente la cosa non è assolutamente da prendere sul serio ma solo come pura demenzialità e parodia della classica struttura da anime.

CONSIDERAZIONI
Come vi avevo anticipato sopra, vi parlo un po’ delle classificazione delle fascie demografiche nei manga.
Con il termine seinen, si intende classificare le serie indirizzate ad una fascia di età demografica diversa rispetto a quella shonen.
Solitamente queste storie presentano elementi più particolari ma attenzione, a differenza della credenza comune, non per forza questo significa che un seinen sia una storia per adulti.
Ci sono infatti diversi fattori che influiscono sulla classificazione di un manga, oltre alla complessità, molte storie vengono classificate come seinen solo per la natura dei contenuti al suo interno.
(Immaginatelo un po’ come il bollino verde, giallo e rosso in TV o il simbolo del PEGI sulle confezioni dei giocattoli)
Questo significa che, anche una storia con la classica impostazione da battle shonen dove un gruppo di 14enni che crede nell’amicizia salva il mondo, potrebbe essere classificata come seinen se al suo interno troviamo scene troppo violente, temi delicati come droga, stupro, bullismo, suicidio o eccessive volgarità.
In conclusione, la classificazione demografica non implica che la storia e la narrazione al suo interno seguano uno stile prefissato e una narrazione di un certo livello, quello dipende sempre da caso a caso e dalla bravura del mangaka.

(Un po’ come accade per il nostro Dogeza de Tanondemita che trattando tematiche sexy e al limite della denuncia, deve essere classificato come seinen ma a livello di contenuto è abbastanza adolescenziale)

Episodio successivo –>

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(non so scrivere, faccio un sacco di errori e
non pubblico nessuna recensione, commento roba e basta)

4 commenti

  1. Non l’ho visto e non credo che lo farò mai, ma da come ne parli, sembra una visual novel e non una di quelle belle XD
    Una fesseria del genere starebbe meglio come un videogioco in cui il personaggio diventa uno zerbino in diversi modi per convincere diverse ragazze; sarebbe ancora meglio se questa idea non fosse mai uscita dal cervello che l’ha prodotta, ma magari per qualcuno potrebbe essere divertente (ci credo poco, però il mondo è grande e strano 😛 ).

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  2. Ho guardato il primo episodio per curiosità… L’esecuzione è veramente bizzarra (soprattutto per questa atmosfera da dating simulator)… Ma lo spunto della “cultura dell’inchino” portata all’estremo è qualcosa di veramente particolare… Resta una serie delirante, ma gli episodi sono talmente brevi che le perdono ogni assurdità

    Piace a 1 persona

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