That is the Bottleneck: Anime s1 ep1

(A destra abbiamo Otsuka, il protagonista di questo primo episodio)

INTRODUZIONE
Nuova serie, nuovo commento in casa Anketsu.
Questa volta trattiamo una nuova serie anime sempre arrivata da noi grazie a Crunchyroll.
La serie è inititolata “That is the Bottleneck” ed è conosciuta in originale con il nome di “Soredake ga Neck“.
siamo sempre sul genere slice of life composto da cortometraggi.
Il nucleo centrale attorno a cui ruota tutta la storia è un minimarket stregato, no scherzo, non è stregato ma è ugualmente abbastanza strano come posto.
(Più che Minimarket, visto che siamo in Giappone, si tratterebbe di un Conbini, vi darò qualche informazione su questo tipo di negozi nel box delle considerazioni a fine articolo)
Al suo interno assisteremo alle vicende di tutta una serie di personaggi uno più bizzarro dell’altro, sia dipendenti che clienti.
Alla regia della serie abbiamo il buon Noboru IGUCHI, già regista di diversi film tratti da serie manga come l’adattamento live-action di Cat Eyed Boy del sempre amato Kazuo Umezu (o Umezz se preferite)

(Alla fine trovate il link agli altri episodi)

(A destra Adam e a sinistra …. boh, non lo dicono)

COMINCIAMO
La giornata non è delle migliori, il cielo è plumbeo (wow e che sono sti paroloni, crazy Anketsu) e sembra che da un momento all’altro debba cominciare a piovere.

Il primo personaggio che incontriamo è un giovane dai capelli castani e la faccia …. spigolosa da paura.
(No seriamente, è tipo finito in una di quelle macchine che nei film usano le discariche per ridurre le auto vecchie in quadratini?)

Il ragazzo, che scopriamo chiamarsi Otsuka, è solo il primo dei commessi del minimarket.
Insieme a lui durante il turno serale, vediamo una ragazzi dai capelli biondi, meches rosa e smartphone da battaglia.

(Una delle tante trovate per nascondere il viso di Mutou)

Vista l’ora e la stanchezza del turno di lavoro, il nostro Otsuka (aka “faccia squared-boy”) si prende qualche minuto di riposo.
Proprio quando stava per recarsi in cucina per farsi un meritato spuntino, davanti a lui si pare Mutou.

Come vi spiego chi è Mutou?
Umhhhhh, praticamente è un omone gigante, che non parla mai, non si vede mai in faccia e che non è ben chiaro da quanto e perchè lavori al negozio.
(Il collega ideale no?)

La particolarità più comica di Mutou è che appunto, non si vede mai in faccia.
Ogni volta usano i mezzi più disparati e comici per coprirlo.
Una volta è un vecchietto, una volta sono i corvi che gli si posano in faccia, un’altra ancora lo vediamo con la testa ficcata negli scaffali oppure nascosta dietro un provvidenziale striscione per la festa degli onigiri.

(La faccia di chi ha mangiato a sbafo una volta di troppo)

Anche se tutti i suoi colleghi lo descrivono come un ragazzo dal cuore d’oro ad Otsuka qualcosa non quadra.
Deve esserci qualcosa di losco sotto e il ragazzo non sembra intenzionato a mollare.
Pessimo errore da parte sua.

Erroneamente il giovane finisce per mangiarsi il pasto di Mutou, il quale visimante arrabbiato, si mostra finalmente in viso.
(Non per noi spettatori ma Otsuka lo vede in pieno)
Il tutto si chiude con tetro urlo coperto dal rumore dei tuoni.

Non sappiamo bene cosa sia successo, non viene detto, l’unica informazione in nostro possesso è che dopo l’incidente, Otsuka ha preferito mollare il lavoro.
Adam (uno degli impiegati del market) sembra sapere qualcosa sul vero conto di Mutou
(UMMMMMMMMHHH molto sospetto, detective Anketsu on the case)

(Su Resident Evil se una cosa luccica così, significa che devi raccoglierla)

CONSIDERAZIONI
Le animazioni sono particolari, quasi abbozzate.
Servono più che altro come accompagnamento e per dare un riferimento allo spettatore.
Quindi non meravigliatevi se i labiali non sono perfetti, i frame sono pochi e certi punti sono scattosi.
Diciamo che per una serie del genere, la parte visiva è il minimo.

Nella parte dell’introduzione vi avevo parlato dei “conbini“, ora cercherò di chiarivi brevemente come sono organizzati questi negozietti tipici di diversi parti del mondo ma poco presenti in Italia.
(Se vi interessa, più avanti farò un articolo completo della AnketsuCultura dedicato ai conbini dove spiegherò tutto più nel dettaglio)
Solitamente sono chiamati con il nome generale di “convenience store” e l’idea di fondo è quella di essere dei “tuttofare” con al loro interno tutta una grandissima varietà di prodotti.
Immaginatelo come il classico alimentari di quartiere, piccolino ma con tutto l’essenziale per soddisfare le esigenze della popolazione che abita nei paraggi.
Solitamente sono locali molto piccoli, questa ovviamente non è una cosa obbligatoria, è capace trovarne anche di giganteschi ma solitamente la grandezza standard è di veramente pochi metri.
Anche se piccoli, questi store sono belli tosti e incazzati, oltre ai classici prodotti alimentari, per l’igiene e per la casa, troverete di tutto, compreso il bancomat.
Considerate anche che una delle cose più comode è che in molte parti del mondo, i convenience store delle catene più grandi e popolari, restano aperti 24/7, questo è praticamente il paradiso per chi magari è in giro la notte e ha voglia di uno spuntino, o per chi invece lavora sempre e ha bisogno di un posto sempre aperto per fare una spesa al volo e tornare a casa.

Episodio successivo –>

Se il post ti è piaciuto
Followami

Commenta
Lascia Like
Passa dai social
Grazie per la lettura

(non so scrivere, faccio un sacco di errori e
non pubblico nessuna recensione, commento roba e basta)

3 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...